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Serenità, speranza, attenzione agli altri (e un pizzico di filosofia hygge?), dopo un anno complesso

Davanti ad un programma tv di approfondimento politico che seguo la mattina, mi hanno colpita le parole chiave che secondo un sondaggio, hanno segnato il 2020. Un anno difficile, inaspettato, anche duro. Le parole sono (ovviamente), pandemia, lockdown, tampone..

Non è ancora il momento dei bilanci, essendo la lotta al covid 19 ancora in corso, una lotta che richiede impegno e costanza da parte di ognuno di noi. Ma si possono individuare delle parole che mi hanno sempre guidata, e hanno continuato a farlo, anche in questi mesi che ci hanno messo tutti alla prova: serenità, speranza, fiducia, attenzione e cura degli altri.

Ho scelto il termine serenità volutamente, a differenza di felicità, che è invece spesso condizione momentanea e soddisfazione dei propri desideri, quindi legata a singoli eventi o situazioni.  La serenità, è invece uno stato d’animo, filo conduttore nel nostro modo di essere. E’ un allenamento, un esercizio, utile anche quando non riusciamo ad essere così sereni, perché il punto centrale, è proprio ritrovare quella serenità. Un metodo, che alla fine diventa una sana abitudine, e che potrebbe essere bello far iniziare sin da piccoli. Lasciando spazio alla genuinità, con meno condizionamenti esterni e più fiducia, che portano ad avere un approccio positivo alle cose della vita.

Può sembrare un discorso retorico, quando poi nella vita di ogni giorno capita di essere nervosi, tesi, di fare errori o di preoccuparci senza motivo. E’ un metodo utile soprattutto per questo, perché nessuno (fortunatamente!) può essere sempre tranquillo e sereno, a meno che non finga. Ma proprio davanti ai problemi, allenarsi a guardare con occhio realistico, potrebbe aiutare a trovare la soluzione, o a gestirlo in un modo che sentiamo nostro. A trovare, magari anche, un lato costruttivo quando è possibile.

Si può essere felici senza essere sereni, mentre coloro che sono sereni sono di solito persone felici, con autostima e vivendo in modo autentico. Come una pianta, che va curata e coltivata. E’ un cammino verso gli altri, che passa da noi stessi, per migliorarci, stare meglio, e saper stare meglio anche nelle nostre relazioni umane.

Ed è anche un modo di guardare, lasciandoci lo spazio anche davanti ai problemi e i periodi duri, per metabolizzare i lati negativi, senza perdere di vista le risorse e le energie che abbiamo per affrontarli. Perché la serenità del cuore, ora che sono adulta e con i miei capelli grigi che aumentano, è un traguardo giornaliero, che mi illumina gli occhi e mi fa sorridere allo specchio mentre oltre a qualche segno del tempo, noto le mie energie, la mia gioia di vivere, di creare, di organizzare, di imparare cose nuove, e sorridere delle mie fragilità.

Questi pensieri sparsi che mi è capitato di buttare giù in una mattina di fine anno, mi hanno anche fatta pensare alle piccole illuminazioni che si trovano sfogliando o rileggendo i libri per bambini. Ho pensato all’ “Emozionario. Dimmi come ti senti”, di Cristina Nunez Pereira.

Un libro, per bimbi dai 5 anni in su, che già dalla quarta di copertina, regala.. serenità. “Le ali degli uccelli hanno penne e piume. Quelle delle persone hanno parole. Però non tutte le parole ti aiutano a spiccare il volo. Solo le parole che esprimono con chiarezza ciò che provi ti danno più possibilità di volare”.

Mi fa piacere concludere così questo anno duro, con un enorme augurio per un anno nuovo pieno di speranza, e di serenità, ce lo meritiamo.