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Over connessi: e un giorno, alle prese con il volo per terra dello smartphone

A chi non è capitato di avere il cellulare fuori uso per furto, smarrimento o per altri mille buoni motivi, che non sto qui ad elencarvi!

A me era molto tempo che non capitava, ed è stata da subito una tragedia. Sì, sembrerà strano e per certi versi anche un po’ ridicolo, ma avendo annotato tutti i miei numeri di telefono uniti ad appunti e note di lavoro, in ogni momento potevo consultarli. Comodità unita ad utilità, e vien fuori un binomio che crea dipendenza.

Inoltre sono appassionata di foto , fotografo ogni scorcio panoramico, ogni animaletto simpatico che incontro, ogni locale caratteristico che visito, della mia città e di dovunque mi trovo in quel momento. C’è da aggiungere che essendo anche legatissima, a doppio giro, ad ogni oggetto che mi appartiene, mi son sentita subito smarrita.

Ho cercato di ridimensionare l’accaduto, perché con tutte le cose tristi e serie che ho intorno a me, la rottura del cellulare risultava una vera bazzecola, però ahimè mi son resa conto che non poter recuperare i miei innumerevoli e carinissimi messaggi con la mia figlioletta, con allegate foto colorate di dove vive o di dove è andata in vacanza, mi ha lasciato una sensazione di tristezza e di impotenza. La mia poca dimestichezza con la tecnologia ha alimentato la mia antipatia verso oggi aggeggio elettronico. Ho sempre avuto quasi terrore di questi contenitori di tutto che non sono facili da gestire, anzi, per me, sono sempre e troppo spesso complicati, eppure usandoli e trovandone il divertimento e l’utilità, mi sono ritrovata come mia figlia e la sua generazione di ragazzi e ragazze sempre col telefono in mano.

Infatti, le dico spesso di non stare troppo col cellulare davanti agli occhi, di farli riposare, insieme alla mente, ma quel giorno, non poter leggere o scrivere nei miei file di lavoro, o consultare internet per le mie svariate curiosità, mi dà proprio fastidio. In modo scherzoso ed ironico posso assicurarvi che sono “dipendente” dai cellulari e di conseguenza, di internet. Sono…, ero, sempre “disponibile” ovunque mi trovassi, o quasi.

Quando ero ragazzina, non c’erano ancora i cellulari, e se ero fuori casa potevo telefonare da una cabina telefonica, (avendo con me un gettone..s’intende!) e altrimenti dovevo avere una plausibilissima spiegazione che motivasse il mio ritardo. Bastava girare l’angolo dietro casa ed eri irreperibile sino a tua discrezione.  Roba di altri tempi!

La settimana scorsa mi lamentavo con il mio compagno di non essere più padrona del mio tempo, in quanto sempre connessa, e lui concordava con me che arrivano davvero troppe telefonate e troppi messaggi o mail, che ti distraggono e a volte ti importunano. Per ironia della sorte sembra proprio che arrivino nei momenti in cui tu sei meno disponile. Quel fatidico giorno, invece, non ero più insofferente per il continuo trillo del cellulare, ma all’opposto, per il silenzio che regnava nella mia borsa e nella mia mente. Finalmente riposavo, non avevo stimoli a cercare o vedere, a conoscere e a controllare. Quel giorno, con dispiacere immenso da un lato per aver perso un oggetto di valore e non usurato, ma dall’altra, con il ritrovato piacere per un silenzio prezioso e salutare che dovrei regalarmi più spesso, spegnendo, semplicemente quell’aggeggio che fa tutto e mi collega con tutti, ma che a volte è davvero troppo invadente!